Quando agiamo male, è difficile presentarsi davanti a chi si ama: i pensieri si fanno dolorosi, l’angoscia appesantisce il cuore. Le persone che amiamo sono vulnerabili ai nostri errori più di ogni altro; questo ci pesa. Pensiamo allora a san Giuseppe, che non era esente dal peccato. La più piccola delle sue indelicatezze aveva delle ripercussioni sul cuore di Gesù e di Maria, lo sapeva bene. Ha forse vissuto ripiegato su se stesso? Si è forse intestardito su idee fosche: quello che non avrebbe dovuto fare, quello che avrebbe preferito tacere, le difficoltà a piacere e a non dispiacere.
Certamente no. Giuseppe il giusto andava avanti dritto sulle strade del Signore, in tutta semplicità. Se aveva fatto qualcosa di cui poi si pentiva, lo riconosceva e poi non ci pensava più. Tutto qui. Poiché Dio era presente in casa sua, san Giuseppe si domandava solo: «adesso cosa posso fare di buono?»