Il peccato dell’uomo colpisce il cuore del Padre; è descritto, fin dal libro della Genesi, come il dramma di una lacerazione interiore (cfr. Gn 6, 6), come una sofferenza intima di Dio il cui Sacro Cuore è l’espressione perfetta.

Ben prima del Calvario, il Cristo sentì il dolore del Padre.
Questo tormento, in effetti, non è la conseguenza della Croce; già dalla mangiatoia nasce il canto che nutre in Gesù il desiderio di elevarsi sull’albero dei dolori. Questa melodia divina, che attraversa la Bibbia fin dalle prime pagine, cullava il silenzio di Nazareth. Maria e Giuseppe ne percepivano il tono e si abbandonavano al suo ritmo con il cuore aperto ai suoi toni. I tre cuori vibravano all’unisono del canto del Padre si offrivano come consolazione del Sacro Cuore.

Il mistero dell’unione dei tre cuori di Gesù, Maria e Giuseppe dà la misura del dolore del Padre. Mentre il Cuore immacolato di Maria, nella sua compassione, sposava la morte di suo Figlio, il Cuore di Giuseppe, nella sua castità, provava la lacerazione intima del Padre. Essi scoprivano che questo dolore divino, lo sconvolgimento delle sue viscere, la lacerazione del suo Cuore, si chiama Misericordia.