Riflettere sul peccato con santa Teresa sarebbe non soltanto esporsi alla rivoluzione teologica che la rese Dottore della Chiesa, ma ancora, e lo dimostreremo, riconoscere l’importanza della paternità di san Giuseppe per l’accoglienza della misericordia.

L’idea di santa Teresa è che la redenzione è un mistero di misericordia. Il peccato (innanzitutto il peccato originale e in seguito la somma dei peccati personali) condanna l’uomo. Ma, per il sacrificio di Gesù, la libertà umana non è più chiusa nella disobbedienza: “[…] laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” (Rm 5, 20). La grazia pone l’uomo nella condizione della salvezza: “Convertitevi e vivrete” (Ez 18, 32) poiché Dio non può accettare di perderci (cfr. Ez 18, 23). Tuttavia – e qui si rivela il genio teresiano – Dio è ferito, mortalmente, per il rifiuto dell’uomo e chiede consolazione. Soltanto il Cristo è capace di questa consolazione perché lui solo conosce la ferita di Dio e la condivide. La storia della Rivelazione appare allora come uno sforzo di Dio per farci comprendere l’offesa subita e la soddisfazione che desidera: entrare nella sua ferita con il pentimento e la fiducia.

Poiché è necessario condividere questa offesa, il Cristo non poteva riparare senza soffrire. Da qui l’importanza di san Giuseppe. Volto terrestre del Padre per il bambino Gesù, era necessario che il suo cuore fosse lacerato dalla conoscenza del peccato degli uomo al fine di iniziare il Messia, nella sua umanità, alla sofferenza del Padre. Ora, in quale modo il santo patriarca fece questa esperienza, se non nella contemplazione del Sacro Cuore? Con il suo amore per il cuore di Gesù, Giuseppe condivise la sofferenza intima del Padre, secondo ciò che è scritto: “tactus dolore cordis intrinsecus”, “se ne addolorò in cuor suo” (Gen 6, 6).

Questa grazia paterna propone san Giuseppe come modello e come educatore a tutti coloro che hanno ancora paura di avvicinarsi alla croce. Il cuore sofferente di Giuseppe rivela effettivamente, in modo non cruento, l’invito del Padre a condividere il suo dolore. Lo “spettacolo” della Croce (cfr. 1Co 4, 9) è già rappresentato con il cuore silenzioso di san Giuseppe unito al Cuore divino di Gesù per la salvezza del mondo.