Le intuizioni di santa Teresa sull’amore misericordioso sono elevate. Lei ha percepito quanto il peccatore che accoglie l’amore misericordioso entri in un amore ferito. Poiché l’amore è stato tradito, il dialogo tra l’uomo e il Padre si rivela su una base di contrizione e di pentimento. “Padre, ho peccato contro il cielo e verso di te!” (Lc 15, 21). Le parole di questa lieta conversazione passano attraverso le lacrime della conversione.

Dal peccato, l’uomo ama Dio dolorosamente, con un dolore che apre alla gioia, al di là delle lacrime, che è la gioia della misericordia. Non una consolazione che segue l’afflizione, ma una gioia che delle lacrime conserva un sapore caratteristico, sconosciuto agli angeli. Ormai, l’amore di Dio non può più essere offerto all’uomo senza una sofferenza da superare nelle lacrime: è il dolore della conversione. Così, chi accoglie la misericordia è invitato a soffrire una sofferenza preziosa, felice, desiderabile.

Questa settimana, ancora, la Piccola via di santa Tersa rivela il suo radicamento a Nazareth. San Giuseppe, in effetti, dalla Presentazione (cfr. Lc 2, 34), ebbe una piena coscienza della ferita del Cuore di Gesù. Non l’esperienza di un uomo che ferisce il divin Cuore, neppure la previsione della lancia romana che trafigge il costato offerto, ma la conoscenza pratica dell’amore per come è ferito. Per Giuseppe, l’amore misericordioso ebbe da quel momento il sapore delle lacrime passate e future, lacrime che sarebbero state invitate ad attraversare i carnefici del Golgota e i peccatori di ogni tempo. L’offerta di san Giuseppe fu quella di abbracciare il dolore stesso del Cuore di suo Figlio nell’infinita fragilità di un cuore di padre. Nella sua unione al Cuore grande del Figlio, il cuore del felice patriarca conobbe l’insondabile dolore del Padre, sofferenza opprimente come la gioia del Cielo, intensa come l’amore trinitario, felice come la salvezza.

Colpito dalla profezia di Simeone, Giuseppe di Nazareth udì l’invito ad assaporare il dolore del Padre eterno. In qualità di figlio perfetto, pronunciò il suo “Eccomi” (cfr Sal 39, 8) e divenne, per i peccatori che avrebbero avuto l’audacia di chiederglielo, l’iniziatore alla sofferenza di Dio chiamata beatitudine, il guardiano di ogni cammino di conversione.