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Pensiero 158

«Io sono sicurissima che se san Pietro avesse detto umilmente a Gesù: “Dammi, te ne prego, la forza di seguirti fino alla morte”, subito l’avrebbe avuta.» (Ultimo Colloquio, 7 agosto 1897).
Che cosa è mancato al grande san Pietro che la piccola santa Teresa ha percepito? Nell’ora della passione, il primo degli apostoli era mosso da un amore ammirevole (cfr. Lc 22, 33), ma viziato dall’orgoglio fatale che fa contare su di sé piuttosto che su Dio.
Considerando la difficoltà di un’autentica vita cristiana, le grandi anime, come quella di Simon Pietro, possono, in effetti, cedere all’illusione generata dalla radicalità del loro impegno – essi conosceranno in seguito la caduta del rinnegamento. Per noi, poveri e fragili, l’orgogliosa sicurezza delle facoltà si tradisce con l’oppressione di un profondo scoraggiamento. L’anima constata che le esigenze dell’amore non sono alla sua portata e crede che essa ne sarà esclusa.
Tuttavia, esiste una via d’uscita: santa Teresa ha percepito, come un’evidenza, la tenerezza del Cuore di Gesù per le anime piccole e povere. Ella propone di aprire i nostri cuori e le nostre intelligenze alla tenerezza di Dio che ci pervaderà con una forza tale da santificare. Malgrado le impurità e le imperfezioni, il Beneamato è sufficientemente presente da non avere altro desiderio che fargli piacere. Percepire la tenerezza di Dio è la regola di vita delle piccole anime amiche di santa Teresa.
Dove trovare un esempio della tenerezza di Dio che stimoli il nostro desiderio e orienti i nostri sforzi se non nel nostro padre san Giuseppe? Dei tre membri della Santa Famiglia, lui è il più piccolo e il più imperfetto. È dunque nelle sue braccia che il bambino Gesù testimonia il meglio dell’ardente tenerezza con il quale desidera consumarci. San Giuseppe è l’uomo che si annulla, egli non ha mai vissuto nulla che non sia stato donato da Dio: decisioni tanto legittime e naturali come prendere con sé la sua sposa (cfr. Mt 1, 20) o veder crescere suo figlio nella sua casa (cfr. Lc 2, 51) sono stati essenzialmente atti divini. Nel quotidiano toccò a Giuseppe accogliere la presenza di Dio e operare per la sua felicità. Giuseppe ha saputo rendere Gesù felice.
Contempliamo Gesù vicino a san Giuseppe, cogliendo la tenerezza del suo cuore, invitando ad accogliere la sua presenza.

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