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Pensiero 135

San Giuseppe progettava di ripudiare la Vergine (cfr. Mt 1, 19). Sovente si pensa che si sbagliasse. Questa decisione è, invece, un segno di autentica santità.

Lo spirito di santità riempì il cuore dell’uomo di un desiderio incontenibile di servire Dio. Lo spinge a fare la volontà di Dio, sempre meglio, sempre più. Suscita nell’anima il tormento di dispiacere a Dio in ogni cosa. Dona al cuore la determinazione di rinunciare a tutto, anche alla vita, per timore di allontanarsi dalla volontà di Dio. Agli occhi di un santo, morire patendo sofferenze indicibili è preferibile al minimo peccato veniale.

Oggi, un simile orientamento del cuore è sospetto. Si parla sempre di fariseismo o di integralismo. Il nostro mondo lo chiama irragionevolezza e follia. In realtà una simile una simile integrità d’animo ci è estranea poiché noi non abbiamo ancora compreso la portata del principio elementare secondo il quale bisogna fare il bene ed evitare il male.

“Non temere” (Mt 1, 20) dice l’angelo a Giuseppe, attestando che il timore di Dio motivava la sua scelta.

San Giuseppe, educaci alla Legge di Dio, invoca su di noi lo Spirito di santità, affinché in ogni scelta quotidiana noi cerchiamo solo la gioia di Dio.

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