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Artisanat monastique

Pensiero 92

San Giuseppe ritornava al suo laboratorio camminando in strade a lui famigliari, salutando il gruppo che chiacchierava sotto il fico, incrociando donne venute ad attingere l’acqua poiché quella era l’ora in cui faceva meno caldo. Tutti sospiravano per la fatica del giorno e si lamentavano della sofferenza quotidiana. « E Dio in tutto questo ? » Perché non era lì ? Come poteva sopportare la morte del piccolo Nathan ? Che cosa aveva permesso la vedovanza della buona Esther ? E la famiglia di Samuele, tutta quanta portata via dalla lebbra ! Noi avevamo fatto quel che avevamo potuto ma lui che poteva tutto, dove era ? E sopra tutto il giogo romano !

San Giuseppe in mezzo ad essi, tra le vie serpeggiante, con la testa che gli girava e quelle lamentele che si ripetevano : « Dov’è il tuo Dio ? » (Sal 41,4).

Come l’altro Giuseppe, quello della Genesi, isolato in terra pagana, san Giuseppe a Nazareth. Portatore di una Buona Novella di vita per i suoi fratelli, detentore di una gioia che era troppo presto manifestare, Giuseppe « cercò un luogo per piangere » (Gn 43,30). Ed ecco san Giuseppe sopraffatto da un dolore che doveva portare da solo, nel silenzio. Nessun confidente per sentirlo confessare la sua fede nella divinità di Gesù. Dio era là, in mezzo a loro, ma essi non lo vedevano.

Mio Dio, per la tua grazia che le lacrime di san Giuseppe guariscano la mia cecità.

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