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Pensiero 86

Salomone, “il più saggio degli uomini” (1 Re 5,11) è padre e riceve in figlio colui che cerca la saggezza: “Ascolta, figlio mio, l’istruzione di tuo padre …” (Pr 1,8).

Ora, all’entrata del corpus biblico dei Saggi, sul frontespizio che porta il suo nome, Salomone è presentato come “figlio di Davide” (Pr 1,1), poiché il cammino della saggezza ha bisogno di essere inscritto in una filiazione. La saggezza non è cominciata con un saggio, ma nella vita filiale ed è nella vita filiale che essa sboccia. Allora che cosa vuol dire Gesù, “figlio di Davide” (Mt 12,23), affermando : “Qui c’è più di Salomone” (Mt 12,42)? Non vi è mai più di un figlio, se non il Figlio in persona, colui che il Padre chiede di ascoltare (cfr. Mc 9,7).

Così, san Matteo dichiara che san Giuseppe è “un uomo giusto” (Mt 1,19), cioè un modello di saggezza e precisa subito che egli è “figlio di Davide” (Mt 1,20) per rivelare che la paternità del saggio Giuseppe si inscrive essenzialmente nella sua vita filiale e che essa sboccerà nella paternità di Gesù, la Saggezza incarnata: “io non vi lascerò orfani” (Gv 14,18).

San Giuseppe è padre e riceve in figlio colui che cerca la saggezza.

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