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Carterie

Artisanat monastique

Pensiero 76

Il mattino, secondo il buon ordine delle cose, “l’uomo esce al suo lavoro, per la sua fatica fino a sera” (Sal 104,23). Così Giuseppe, così Gesù con suo padre il carpentiere operavano con saggezza. Ecco il finito e l’Infinito, l’uomo e Dio che lavorano insieme nel silenzio e nella familiarità ristabilita.

Il figlio di Dio l’ammirava l’artigiano eccellente “perché abbia saggezza, intelligenza e scienza in ogni genere di lavoro; per concepire progetti e realizzarli in oro, argento e rame; per intagliare le pietre da incastonare, per scolpire il legno e compiere ogni sorta di lavoro” (Es 31,3-5) per edificare la casa di Nazareth, nuova tenda dell’incontro. L’operaio, quanto a lui, alzava gli occhi al cielo per la preghiera, lodando Dio per l’”opera delle sue dita” (Sal 8,4), il finito l’Infinito meravigliandosi l’uno dell’altro.

Nel laboratorio di san Giuseppe, ogni uomo riscopre come il lavoro faccia somigliare al Padre celeste e quanto il lavoro sia fatto per l’uomo.

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