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San Giuseppe, sposo di Maria

Non vi sono dubbi che Giuseppe, quando divenne sposo di Maria sotto l’ispirazione dell’Angelo del Signore, accolse un grande mistero. È anche certo che Giuseppe, talvolta avvertito in sogno come nel caso della partenza per l’Egitto, prova una certa responsabilità nei confronti di Maria. “Prese con sé sua moglie” (Mt 1, 24). Ciò fu fatto probabilmente con grande tenerezza, un dono totale di sé alla sua sposa, anche se non vi fu relazione carnale. E come accogliere con sé la santissima Vergine e essere suo sposo senza un’immensa grazia d’ascolto?

Più avanzo nella mia vita di sposo, più sono convinto di trovarmi di fronte ad un mistero quando penso alla mia sposa. È così che la fedeltà prende senso, poiché mi resta sempre un’immensità da scoprire nell’altra. All’inizio del matrimonio, gli sposi “nuotano nella felicità”, meglio così. Poi viene il momento del “realismo” che, lungi dall’essere una delusione, si presenta come un cammino di crescita attraverso la scoperta sempre più profonda di un grande mistero, quello della mia sposa in tutte le dimensioni del suo essere, l’anima, lo spirito e il corpo. E ogni dimensione ha il suo carattere essenziale all’interno di questo mistero. San Giuseppe, lui, ha accolto come sposa la madre Immacolata di Dio: egli è dunque nella posizione migliore per insegnarmi a contemplare il mistero della mia sposa.

Quando si parla di responsabilità di san Giuseppe ci si sofferma, in generale, subito su quella di Padre del Figlio di Dio. Sono convinto che essere lo sposo della Santissima Vergine testimoni un’attenzione particolare improntata di una grande verità e di giustezza nel discernimento. L’esempio di san Giuseppe ci mostra appunto il cammino tra la tentazione fusionale irresponsabile e quella dell’indipendenza che ci accorderebbe una certa libertà di essere “accanto” all’altro: tutto ciò ci allontana dalla Verità. Non in virtù di un potere qualunque ereditato da una visione arcaica che mette l’uomo al di sopra della donna, ma in nome della nostra vocazione: la crescita dei nostri due “essere” verso l’Unità, ciascuno porta l’altro su questo cammino di comunione.

Ma Maria e Giuseppe hanno veramente vissuto questo cammino verso l’Unità visto che erano perfettamente casti? Possono veramente essere un modello di dono e di accoglienza per noi, coppia sposata oggi che, su consiglio stesso di san Paolo evitiamo di essere totalmente casti (1Co 7,5)?

Gesù che ha assunto tutta la nostra condizione umana eccetto il peccato, ha voluto nascere bambino. Non ha dunque potuto fare a meno di genitori sposo e sposa appieno. Ed è proprio per questo che io contemplo in san Giuseppe un modello di tenerezza per la sua sposa. Ed è sempre con emozione che immagino quest’uomo nei piccoli gesti quotidiani che possono fare la gioia della sua sposa (sorrisi, carezze, sforzi di attenzione verso l’altro …). San Giuseppe come modello di colui che non dimentica le piccole cose piene di gioia; dimenticanze e disattenzioni che sono fonte di molti rancori. E tutto ciò sotto l’occhio estasiato del Figlio di Dio, segno della pienezza della loro vocazione di padre e madre, dunque di sposo e sposa.

Un momento particolare della giornata di san Giuseppe mi affascina: la sera in cui seduti l’uno accanto all’altra, lui e Maria si ascoltano. Immaginiamo Maria e Giuseppe che fanno il loro “dovere di sedersi” seguendo la tradizione delle équipes Notre-Dame. San Giuseppe che ascolta la più grande fra le donne, la sua sposa, che parla della loro vita quotidiana. Che vocazione all’ascolto, quella di san Giuseppe! Passare le serate ad ascoltare la Santissima Vergine (che doveva ascoltarlo a sua volta).

Che esempio di vita spirituale, ma anche che esempio di vita di coppia! Grazie san Giuseppe di essere là, accanto a noi e vicino a Gesù.

Xavier

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